Il linguaggio del corpo e un accenno di occhiaie dice: «Sono nervoso e ho dormito poco e male». Nicolas Sarkozy si presenta alle telecamere di 20 Heures France 2 alle 20 in punto. Solo sei mesi fa sembrava l’autentico comeback, l’uomo capace di riprendersi il consenso smarrito nel 2012. E invece domenica sera i Repubblicani e i loro alleati si sono ritrovati vittoriosi soltanto in quattro regioni. È vero, hanno raccolto il 27 per cento dei voti, pochi di meno rispetto al Fn, ma la sconfitta resta. Fedele al personaggio, Sarkozy parte nervoso ma recupera man mano sicurezza. Difende la sua strategia del “ni-ni”, né desistenze né fusioni con i socialisti che invece hanno ritirato le loro liste in due regioni, invitando i loro elettori a votare l’alleanza tra Repubblicani, MoDem.
«Mettiamo i puntini sulle “i” e guardiamo ai voti. La sola forza che può opporsi al Fn siamo noi. Guardiamo le cose in faccia: la gente non ne può più. Si chiede: la Francia resterà la Francia?». È a questo punto che Sarkozy ricorda di essere stato allievo di Chirac e vira, un po’, a sinistra. «C’è un’esasperazione che non ho mai visto e riguarda tutta la politica. Anche me, certo. A chi vota Fn dico: sapete che Marion Marechal Le Pen vuole togliere le sovvenzioni alla famiglia?».
David Pujadas, il conduttore, gli chiede cosa risponde al suo rivale di partito, Alain Juppe, che in pratica gli ha notificato «faremo i conti dopo il secondo turno». Lui svicola: «Il punto è far uscire la Francia da questa situazione. Bisogna diminuire le imposte, rivedere Schengen. Quando lo dicevo anni fa faceva scandalo. La gente oggi si chiede: ma i politici possono ancora fare qualcosa?». Quanto al Pse che ha invitato i suoi elettori a votare per i Repubblicani in funzione anti Fn: «Ha preso una decisione che rispetto. Ma è la loro scelta. La nostra scelta è invece di mantenere le liste perché sono convnto che siamo la sola barriera al Fn».
La giornata, per Sarkozy, era cominciata davvero in salita, con accuse a raffica sparate da chi, nel suo parito, ha tentato di addossargli la sconfitta. Nomi che tra i Repubblicani contano, come la numero due Nathalie Kosciusko-Morizet o l’ex primo ministro Jean-Pierre Raffarin, brusco nel riassumere così il suo punto di vista: «Quando si arriva terzi, ci si ritira». La strategia sarkoziana del ni-ni non convince neppure un’osservatrice esterna come l’europarlamentare francese Sylvie Goulard che a Bruxelles aderisce al gruppo Alda. «Il ni-ni mi sembra piuttosto un “niente” – dice dal Belgio – Il voto di domenica va analizzato bene. Da un lato sono comunque elezioni regionali, i candidati contano e se ti trovi di fronte nomi carismatici come le due Le Pen, è complicato batterle. Dall’altro, i francesi hanno votato contro. Non per il Front National, ma contro tutti gli altri. C’è timore per il futuro, per il lavoro».
Sylvie Goulard non crede che gli attentati di Parigi del 13 novembre abbiano influenzato più di tanto gli elettori. «Al massimo hanno convinto i dubbiosi. Quel che tratteneva alcuni dal votare Marine Le Pen era il timore di sostenere un’estremista. Ma se tutti, da Hollande a Sarkozy, si mettono ad imitarla, facendo sfoggio di Marsigliese e patriottismo, anche quella remora viene meno».
Sarkozy conta sul sondaggio Odoxa diffuso ieri: in caso di duello finale tra I repubblicani-Udi-MoDem e Front National, a quest’ultimo andrebbe il 41 per cento mentre il 59 voterebbe per i Repubblicani e i loro alleati. Sylvie Goulard lo valuta con scetticismo: «Una riedizione del 2002? Ma allora c’era Chirac che non ha mai inseguito il Front National sul suo terreno. Chirac era capace di attrarre i voti della sinistra. Sarkozy? Non so. Tra votare per una copia e votare per l’originale, domenica i francesi hanno purtroppo scelto l’originale». Goulard sembra temere che possano rifarlo.

